Félix Vallotton
Nato nel 1865.
Muore nel 1925.
In Félix Vallotton una scena familiare può diventare un enigma. Un’inquadratura insolita, una silhouette isolata o un contrasto di colori bastano a turbare l’apparente tranquillità della vita quotidiana. Pittore e incisore, fu anche illustratore, critico d’arte, drammaturgo e romanziere.
Giunto a Parigi nel 1882, si formò all’Académie Julian e si distinse dapprima nel ritratto. La xilografia gli procurò in seguito un riconoscimento internazionale. Negli anni Novanta dell’Ottocento, le sue immagini organizzano le forme in nette opposizioni di bianco e nero: la soppressione delle sfumature conferisce ai gesti e alle silhouette una presenza sorprendente.
Nel 1893 si unì ai Nabis, accanto a Pierre Bonnard, Édouard Vuillard e Maurice Denis, e collaborò a La Revue blanche.
La serie Intimités, pubblicata nel 1898, trasforma gli appartamenti borghesi in teatri della vita amorosa. L’interesse di queste immagini risiede tanto in ciò che mostrano quanto in ciò che lasciano intuire. Questa ambiguità ritorna nei suoi interni dipinti, dove i mobili, le aperture e la disposizione dei personaggi partecipano al racconto.
In Le Ballon, dipinto nel 1899 e conservato al Musée d’Orsay, un gioco infantile diventa il soggetto di una composizione singolare.
Dopo il matrimonio, nel 1899, Vallotton attribuì un’importanza crescente alla pittura. Il suo linguaggio personale coniuga l’esperienza grafica, l’arte giapponese e il dialogo con maestri come Ingres. Ritratti, nudi, nature morte e paesaggi esplorano le possibilità di una figurazione indipendente.
I suoi paesaggi composti, ricostruiti in atelier a partire da ricordi e schizzi, trasformano il motivo osservato attraverso la semplificazione delle forme e l’intensità cromatica.
Per entrare nella sua opera, si può seguire il confine tra ombra e luce, per poi osservare ciò che i colori avvicinano o separano. Dietro la nitidezza dell’immagine, Vallotton lascia allo sguardo una parte di incertezza.








