François Diday
Nato nel 1802.
Muore nel 1877.
Nei paesaggi di François Diday, la montagna diventa una scena: un torrente trascina lo sguardo, un’apertura luminosa rivela una vetta, alberi scuri annunciano la potenza del temporale. La sua opera associa l’osservazione dei luoghi a una messa in scena romantica della natura.
Formatosi a Ginevra e poi a Parigi nell’atelier di Antoine-Jean Gros, Diday realizzò studi dal vero prima di comporre in atelier dipinti di grande formato. Formò in particolare Alexandre Calame, con il quale si sviluppò un dialogo fatto di emulazione e rivalità. I loro paesaggi contribuirono al riconoscimento europeo della pittura ginevrina, in un’epoca in cui le Alpi attiravano anche nuovi viaggiatori.
Le Glacier du Rosenlaui, presentato al Salon de Paris nel 1841 e conservato al Musée cantonal des Beaux-Arts de Lausanne, offre un esempio spettacolare di questa ambizione. La composizione organizza abeti, rilievi e acque intorno al Wellenhorn; i passaggi d’ombra e di luce conducono verso la neve. L’impressione di grandezza poggia tanto su una costruzione attenta quanto sulla maestosità del luogo.
In Chemin du col du Grimsel à la Handeck, dipinto nel 1855 e conservato al Musée d’art du Valais, alcune figure introducono una storia nel paesaggio. La minaccia meteorologica e l’attraversamento del torrente conferiscono alla loro presenza una dimensione drammatica. Diday trasforma qui un motivo trattato anch’esso da Calame in un altro modo di raccontare la montagna.
Il suo impegno proseguì nel sostegno agli artisti: finanziò concorsi e lasciò in eredità a Ginevra alcuni immobili, i cui proventi dovevano servire all’acquisizione di opere d’arte svizzere. Per scoprire i suoi dipinti, seguire il percorso della luce permette di comprendere come il paesaggio osservato diventi un’esperienza del sublime.





