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Marc Camille Chaimowicz · 4 min di lettura

Quasi mille metri di nastri per il museo

La collaborazione di Chaimowicz con Neyret a Saint-Étienne trasforma sei motivi in nastri. Il risultato lega un’esposizione alla storia industriale del suo territorio.

Pubblicato il 3 ottobre 2026

Nell’esposizione Zig Zag and Many Ribbons un oggetto sottile riceve un posto considerevole: il nastro. Marc Camille Chaimowicz lavora con l’azienda Neyret a Saint-Étienne per sviluppare sei motivi. La guida del MAMC+ parla di quasi mille metri di nastri. La loro presenza lega il progetto artistico a una fabbricazione locale. Non si tratta soltanto di mettere qualche accessorio decorativo accanto ai quadri. Una forma disegnata incontra una produzione lunga e ripetuta e diventa un oggetto il cui carattere modesto contrasta con l’ampiezza della sua moltiplicazione.

L’esposizione viene presentata da novembre 2022 ad aprile 2023. Si fonda sul museo, sulle sue collezioni e sulla storia industriale del territorio. La scelta del nastro risponde dunque a un contesto. A Saint-Étienne l’attività tessile non si limita a un ricordo astratto; possiede tecniche, aziende e oggetti. Chaimowicz non deve necessariamente copiare questi oggetti per integrarli nel suo lavoro. Può entrare in relazione con una capacità di fabbricazione e proporre motivi che saranno sottoposti alle sue condizioni materiali.

Sei motivi costituiscono un vocabolario limitato, ma la lunghezza dei nastri lo dispiega. La ripetizione trasforma la percezione di un disegno. Su un foglio una forma può essere colta come una composizione intera. Su un nastro ritorna, accompagna uno svolgimento e si trova talvolta interrotta dal taglio o dalla piega. Il supporto stretto obbliga a pensare il ritmo. Può permettere legami tra gli elementi conservandone al tempo stesso il riconoscimento. Il disegno si misura ormai anche in una continuità, non soltanto in una superficie che l’occhio abbraccia in una volta.

La collaborazione non cancella la differenza tra creazione del motivo e fabbricazione del tessile. I documenti del museo nominano l’artista e Neyret. Questo doppio riferimento permette di comprendere l’opera come un incontro di competenze. Qui non disponiamo del dettaglio di tutte le operazioni produttive e sarebbe inutile inventare un dialogo nei laboratori. Il risultato documentato basta: i motivi di Chaimowicz esistono sotto forma di nastri realizzati con un’azienda locale. Il progetto diventa materiale attraverso un lavoro che supera il gesto solitario del disegno.

Il nastro porta anche una storia di usi. Può annodare, bordare, segnalare o ornare. Questa familiarità rende particolarmente interessante la sua presenza al museo. Lo spettatore non ha bisogno di imparare che cosa sia l’oggetto per riconoscerlo, ma deve rivalutare l’attenzione che gli concede. Un elemento spesso considerato secondario diventa uno dei soggetti dell’esposizione. La sua sottigliezza non riduce la capacità di produrre un’organizzazione visiva. Può persino rendere più sensibile il lavoro delle ripetizioni e delle variazioni su una lunghezza.

I nastri appaiono anche nel libro pubblicato in occasione dell’esposizione. La presentazione del MAMC+ indica che un nastro Neyret serve da segnalibro alla monografia Fantasticheria, nella pratica e nelle sue forme. Il progetto circola così tra lo spazio della visita e l’oggetto che il lettore può manipolare. Il nastro non diventa soltanto la riproduzione di un’opera vista al museo; trova un uso in un altro supporto. Questo passaggio dà una continuità concreta all’interesse di Chaimowicz per l’incontro tra forma artistica e vita ordinaria.

Quasi mille metri possono sembrare eccessivi per raccontare una cosa così leggera. Questa cifra dà tuttavia una misura al progetto: il motivo lascia l’unicità senza perdere il proprio posto in un percorso d’artista. Entra in una serie, in usi e in una storia di fabbricazione. Il museo apre allora una relazione con il territorio che lo circonda. Chaimowicz non aggiunge semplicemente un omaggio alla fine dell’esposizione. Fa del nastro un luogo di passaggio tra disegno, industria e lettura. L’oggetto si svolge e con esso si svolge un altro modo di pensare ciò che l’arte può condividere.

Fonti e approfondimenti

Opere disponibili · Marc Camille Chaimowicz

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