Félix Vallotton · 5 min di lettura
La menzogna comincia su un foglio preparatorio
Prima della xilografia, Vallotton prepara La menzogna con il disegno. Il foglio conservato nei fondi del Musée d’Orsay permette di seguire come una scena intima diventi una potente disposizione di neri e riserve chiare.
Pubblicato il 3 ottobre 2026
Due presenze ravvicinate occupano una scena d’interno, e il titolo viene a turbare ciò che avrebbe potuto sembrare una semplice vicinanza. La menzogna appartiene alle Intimités di Félix Vallotton, un insieme in cui le relazioni umane passano attraverso immagini di grande concentrazione. Prima di cercare chi menta e su che cosa, è utile guardare un oggetto meno celebre dell’incisione compiuta: il suo disegno preparatorio. Il foglio conserva decisioni che rendono possibile la scena e ci fa entrare nella storia attraverso il lavoro della mano invece che attraverso una trama supposta.
Le collezioni del Louvre e del Musée d’Orsay identificano questo disegno come preparazione per una delle xilografie dell’album Intimités, pubblicato a Parigi nel 1897–1898. La scheda menziona diversi materiali: grafite, penna, inchiostro nero, acquerellatura e gouache bianca. La loro unione indica una ricerca più flessibile del solo contrasto di una stampa impressa. Vallotton può tracciare, coprire o schiarire. Il nero e il bianco non sono dunque dati a cui l’artista si limita a sottomettersi; vengono preparati e regolati su un supporto di lavoro.
L’interno dà alla vicinanza delle figure una forma precisa. Un limite, un mobile o una zona scura può accompagnare un corpo e trasformarne la leggibilità. Il visitatore riconosce presenze osservando al tempo stesso superfici che le uniscono o le separano. Questa doppia lettura è essenziale. L’intimità del soggetto non annulla l’organizzazione dell’immagine; si appoggia a essa. Una relazione appare vicina o equivoca perché la composizione sceglie la quantità di spazio disponibile, le linee che possiamo seguire e i dettagli che rimangono nell’ombra.
La gouache bianca possiede nella preparazione un ruolo particolarmente istruttivo. Permette di rendere nuovamente chiaro un passaggio lavorato, di precisare un confine o di riorganizzare una zona. Una riserva visibile nell’incisione può dunque aver conosciuto, sul disegno, una storia di aggiunte e riprese. Il risultato stampato appare categorico, ma il foglio mostra una realizzazione che accetta cambiamenti. Questa differenza rende più vivo il bianco e nero: non nasce da un’idea astratta di semplicità, ma da un insieme di scelte di cui il supporto preparatorio conserva alcune tracce.
Il titolo, La menzogna, interviene come una piccola frase che modifica la ricezione. Potremmo immaginare una conversazione e decidere quale personaggio sarebbe ingannato, ma l’immagine non fornisce queste informazioni con la precisione di un racconto scritto. Lascia che il sospetto agisca su una vicinanza. Questa apertura contribuisce alla sua efficacia. Il visitatore conosce una nozione, vede una relazione e deve constatare che le due non si raccordano interamente. Il disegno non ha bisogno di esporre tutto il dramma per dare all’intimità una dimensione inquieta e difficile da ridurre a una sola spiegazione.
L’appartenenza a un album dà un altro contesto alla scena. Un’immagine isolata attira verso le proprie figure; una serie invita a confrontare disposizioni, titoli e relazioni. La menzogna conserva un’identità particolare partecipando al tempo stesso a questo passaggio da un’intimità all’altra. È dunque utile distinguere l’opera preparatoria, la xilografia e il progetto editoriale. Sono oggetti legati, ma non dispongono degli stessi mezzi. Il foglio permette di seguire un mestiere; la stampa permette una ripetizione; l’album organizza la successione per un lettore.
La documentazione museale rende oggi consultabili queste fasi senza fonderle. Un visitatore può cominciare dall’incisione, poi scoprire il disegno e riconoscere che la nitidezza stampata è stata preceduta da un lavoro più composito. Questa deviazione non toglie forza alla stampa; le dà uno spessore materiale. Vallotton può produrre un effetto rapido nel lettore proprio perché ha regolato con cura le relazioni. Un confine di bianco e nero, apparentemente immediato, possiede una propria durata di preparazione e una parte di decisione.
Al termine di questa deviazione, il titolo continua a turbare la scena, ma la nostra attenzione si è spostata. Non cerchiamo più soltanto una storia nascosta dietro le figure; vediamo i mezzi che rendono possibile questa storia senza raccontarla interamente. La menzogna conserva la brevità di un’immagine incisiva, mentre il foglio preparatorio apre uno spazio paziente. Fra grafite, acquerellatura e gouache, Vallotton costruisce le condizioni di questa ambiguità. L’intimità diventa una questione di forme tanto precisa quanto rimane indecisa nelle parole che non ci fa sentire.


