Walter Helbig
Nato nel 1878.
Muore nel 1968.
Walter Helbig (9 aprile 1878–26 marzo 1968) è presentato dalle fonti come pittore e incisore legato all’espressionismo in Svizzera.
Inizia la sua formazione nel 1895 presso l’Accademia di belle arti di Dresda, dove segue in particolare gli insegnamenti di Carl Bantzer e Otto Gussmann. Tra il 1897 e il 1899 interrompe gli studi per un soggiorno in Italia, nel corso del quale incontra artisti e teorici quali Arnold Böcklin, Adolf von Hildebrand e Hans von Marées. Tornato in Sassonia, vive con Otto Mueller a Dresda-Rockau tra il 1903 e il 1905 e tenta con lui di dirigere una scuola d’arte che non incontra il successo sperato.
Dal 1905 al 1910 lavora come pittore indipendente ad Amburgo, dove nel 1909 incontra e sposa la pianista e cantante Elisabeth Goetze.
Nel 1910 Helbig partecipa alla fondazione e alla prima esposizione della Neue Secession a Berlino, quindi si stabilisce in Svizzera nello stesso anno e cofonda a Weggis, con Hans Arp e Oscar Lüthy, il gruppo Moderne Bund, assumendovi responsabilità direttive. Il Moderne Bund organizza una prima esposizione nel 1911 a Lucerna, seguita da una manifestazione più importante al Kunsthaus Zürich. Nel 1913, una sua opera, intitolata Jeune menteuse, figura tra i cinque lavori inviati dal gallerista Hans Goltz all’Armory Show di New York.
Nel 1914 partecipa alla prima mostra Dada organizzata alla Galerie Coray di Zurigo e compare in menzioni relative alle successive attività dadaiste, senza che i documenti indichino un coinvolgimento prolungato nel movimento. Helbig risiede a Zurigo dal 1916 al 1924 e nel 1916 diventa membro della GSMBA (Società dei pittori, scultori e architetti svizzeri).
Nel periodo tra le due guerre condivide uno studio a Berlino, dove nel 1933 dipinge il ritratto dell’attrice Tilla Durieux. Nello stesso anno, 35 sue opere vengono ritirate da collezioni pubbliche in Germania (Museo Folkwang di Essen, Kunsthalle Mannheim e Museo di Erfurt), accusate di «arte degenerata». Nel 1938 ottiene la naturalizzazione svizzera ad Ascona.
Nel 1943, un portfolio contenente acquerelli e disegni, conservato in archivi berlinesi, va perduto in un incendio alle Galerien von Heyde.
Dopo la guerra, Walter Helbig ottiene la sua prima grande mostra personale a Zurigo nel 1948. I documenti indicano che, a partire dalla Prima guerra mondiale, il suo lavoro si orienta durevolmente verso soggetti religiosi e mitici. Nel 1959 il critico Rolf Wedewer rileva in lui una «versatilità senza tregua», formulazione ripresa nelle note biografiche.
Verso la fine della sua vita, Helbig esprime l’idea che l’arte contemporanea potrebbe tornare verso ciò che egli chiama «un nuovo figurativo».
Walter Helbig muore ad Ascona nel 1968, lasciando un percorso segnato da impegni collettivi, spostamenti tra la Germania e la Svizzera, perdite materiali in periodi di conflitto e una pratica artistica documentata nel lungo periodo.