Otto Charles Bänninger
Nato nel 1897.
Muore nel 1973.
Otto Charles Bänninger (1897–1973) appartiene alla generazione che rinnova la scultura figurativa svizzera tra le due guerre. Nato a Zurigo, vi apprende il mestiere presso lo scultore Franz Wanger, per poi entrare, nel 1920, all’Académie de la Grande Chaumière di Parigi. Allievo e ben presto assistente di Émile-Antoine Bourdelle, approfondisce qui il modellato, il rapporto tra i volumi e l’arte di conferire al corpo una presenza nello spazio.
In questo atelier incontra la scultrice Germaine Richier, che sposa nel 1929. Tra Parigi e Zurigo, Bänninger sviluppa un’opera legata alla figura umana, al ritratto e al cavallo.
Le sculture degli anni parigini recano l’impronta di Rodin e di Bourdelle: il movimento anima le loro superfici. Negli anni Trenta, la forma diventa più calma e concentrata. Bänninger ricerca un’espressione classica che non rinunci né alla vita interiore del modello né alla precisione del gesto.
Stabilitosi definitivamente a Zurigo dal 1939, realizza numerosi ritratti di personalità svizzere. La sua Buste de Charles-Ferdinand Ramuz, modellata nel 1942 e conservata al Musée cantonal des Beaux-Arts de Lausanne, unisce una costruzione rigorosa alla tensione sensibile del volto. Nello stesso anno riceve un premio per la scultura alla Biennale di Venezia.
Le opere destinate allo spazio pubblico prolungano questa ricerca a un’altra scala. La statua equestre del generale Guisan a Losanna, Die Schreitende a Zurigo e ancora Pferd, collocata nel parco del Muraltengut, mostrano la sua attenzione per il dialogo tra scultura e luogo. In quest’ultimo bronzo, una zampa sollevata e la testa tesa conferiscono all’animale un’energia trattenuta.
In Bänninger, l’eredità classica non è immobilità: il peso, lo slancio e la misura concorrono insieme alla presenza della figura.