Vai al contenuto
Swiss Art GalleryGalleria & vendita d’arteSt-Prex · Svizzera
Giornale della galleria

Ferdinand Hodler · 5 min di lettura

Il camminatore che entra nell’ordine degli alberi

Verso il 1885, Hodler dipinge un passeggiatore fra i tronchi. Questa piccola scena invita a seguire il passaggio fra una presenza individuale e il ritmo di una foresta, molto prima delle grandi decorazioni simboliste.

Pubblicato il 3 ottobre 2026

Un uomo avanza fra gli alberi, e inizialmente si potrebbe credere che il dipinto non chieda altro che una passeggiata. Con Il passeggiatore nella foresta, Ferdinand Hodler colloca però il personaggio accanto a un’organizzazione che trattiene lo sguardo quasi quanto lui. I tronchi si ergono, gli intervalli si rispondono, la vegetazione incornicia il passaggio. La figura dà al paesaggio una scala umana; il paesaggio le dà in cambio una cadenza. La storia si trova in questo scambio, fra qualcuno che attraversa e un luogo che sembra già possedere il proprio ordine.

Il Musée d’art et d’histoire di Ginevra presenta l’opera con questo titolo, datandola verso il 1885. Una documentazione ufficiale di prestito usa anche Il passeggiatore ai margini del bosco. Questi titoli vicini non devono essere trasformati in due episodi distinti. Mostrano piuttosto la necessità di riconoscere l’oggetto dietro le variazioni del vocabolario. Il dipinto appartiene alla Fondazione per l’arte, la cultura e la storia di Winterthur. Il suo formato relativamente contenuto gli dà una presenza diversa dalle vaste composizioni figurative a cui il nome di Hodler è spesso associato.

La posizione del camminatore ci offre un primo percorso. Possiamo cercare in quale direzione si muova il corpo e come si distingua dallo sfondo. Ma appena lo sguardo risale verso gli alberi, comincia un’altra lettura. Il paesaggio non è soltanto uno scenario collocato dietro un’azione. Le sue verticali organizzano la superficie e lo spazio fra esse diventa quasi importante quanto i tronchi stessi. Hodler può rendere sensibile una comunità di forme senza eliminare le differenze di larghezza, altezza o aspetto che impediscono alla foresta di diventare una griglia uniforme.

Il personaggio possiede a sua volta delle direzioni: il corpo eretto, gli arti, i segni di uno spostamento. Questa presenza può riecheggiare certe verticali senza confondersi con esse. Riconosciamo un essere umano proprio perché non si comporta come un albero, ma possiamo sentire una continuità formale fra lui e ciò che lo circonda. Non è necessario attribuire un pensiero preciso al passeggiatore per comprendere questo effetto. I rapporti visibili bastano a far nascere l’idea di un passaggio in cui natura e corpo si rispondono.

Una lettura musicale può accompagnare questo ritmo, tanto più che il museo ha proposto una mediazione musicale intorno all’opera di Hodler. Questa mediazione non significa che una melodia determinata sarebbe nascosta nella pittura. Invita a notare ripetizioni, differenze e una progressione. Il visitatore può rallentare davanti a un intervallo, ripartire verso un altro tronco, poi tornare al personaggio. La durata della sua osservazione diventa parte dell’esperienza. Una foresta immobile può così dare un sentimento di cammino senza dover rappresentare diversi istanti successivi dello stesso gesto.

L’immagine conserva anche una riserva narrativa. Da questa sola scena non conosciamo la destinazione del camminatore né l’evento che precederebbe il suo arrivo. Nessun dialogo ci aspetta dietro i tronchi. Questo limite è utile, perché preserva il soggetto dalla tentazione di un racconto inventato. Hodler dà uno spostamento e un ambiente, poi lascia al visitatore il compito di osservarne l’incontro. Il dipinto può far sentire una solitudine o un’armonia; queste impressioni rimangono esperienze dello sguardo, distinte da informazioni attestate sull’identità del personaggio.

Gli anni Ottanta dell’Ottocento appartengono a un periodo di ricerca di cui le grandi opere successive non costituiscono l’unico esito. Guardare questo paesaggio soltanto come un preludio farebbe perdere ciò che possiede già: una scala vicina, una figura ordinaria e una costruzione attenta alle relazioni del corpo con il suo ambiente. Il dipinto non ha bisogno di diventare monumentale per rendere percepibile un’organizzazione. Un piccolo formato può chiedere uno spostamento al visitatore, invitarlo ad avvicinarsi e poi a riprendere distanza, trasformando così una scena semplice in un’esperienza duratura.

Lasciando il dipinto, possiamo conservare il ricordo del camminatore o quello degli alberi. La forza dell’opera viene dal fatto che non si lasciano separare del tutto. Senza il personaggio, il ritmo naturale avrebbe un’altra portata; senza le verticali, la passeggiata perderebbe il suo spazio particolare. Hodler ci propone un paesaggio che qualcuno attraversa e una presenza umana che il paesaggio trasforma. Il titolo appare allora meno descrittivo che all’inizio: entrare nella foresta significa anche entrare in un modo di guardare le corrispondenze che si costruiscono intorno a sé.

Fonti e approfondimenti

Continua a scoprire

Ferdinand Hodler — Figures d’Eurythmie
Crediti dell’immagineFerdinand Hodler · Figures d’Eurythmie · Wikimedia Commons · Public domain

Ferdinand Hodler — « Figures d’Eurythmie ». Un’altra opera dell’artista, scelta in relazione al racconto.

Ferdinand Hodler · Figures d’Eurythmie · Wikimedia Commons · Public domain

Fonte dell’immagine Licenza

Ridimensionamento proporzionale e conversione WebP, senza ritaglio.

Ferdinand Hodler · 5 min di lettura

Cinque camminatori, un movimento che nulla affretta

Con Euritmia, Hodler fa di un avanzare umano una composizione di grande lentezza. Compiuta nel 1895 e acquistata a Berna nel 1901, l’opera chiede di seguire le differenze al centro di un gruppo.

Ferdinand Hodler — Vieillard assis, étude pour Les Âmes déçues ou Les Las de vivre
Crediti dell’immagineFerdinand Hodler · Vieillard assis, étude pour Les Âmes déçues ou Les Las de vivre · Wikimedia Commons · Public domain

Ferdinand Hodler — « Vieillard assis, étude pour Les Âmes déçues ou Les Las de vivre ». Un’altra opera dell’artista, scelta in relazione al racconto.

Ferdinand Hodler · Vieillard assis, étude pour Les Âmes déçues ou Les Las de vivre · Wikimedia Commons · Public domain

Fonte dell’immagine Licenza

Ridimensionamento proporzionale e conversione WebP, senza ritaglio.

Ferdinand Hodler · 5 min di lettura

Anime riunite che non si consolano

Le anime deluse presenta un gruppo di anziani i cui atteggiamenti si rispondono. Questo dipinto del 1892, acquistato a Berna nel 1901, fa della vicinanza dei corpi un’esperienza che rimane senza una soluzione facile.

Ferdinand Hodler — L’Élu, seconde version
Crediti dell’immagineFerdinand Hodler · L’Élu, seconde version · Wikimedia Commons · Public domain

Ferdinand Hodler — « L’Élu, seconde version ». Un’altra opera dell’artista, scelta in relazione al racconto.

Ferdinand Hodler · L’Élu, seconde version · Wikimedia Commons · Public domain

Fonte dell’immagine Licenza

Ridimensionamento proporzionale e conversione WebP, senza ritaglio.

Ferdinand Hodler · 5 min di lettura

Il bambino al centro di un cerchio di attesa

Nell’Eletto, Hodler dà a un bambino un posto singolare fra figure disposte intorno a lui. L’opera del 1893–1894 permette di guardare come un titolo simbolico diventi un’organizzazione di corpi.