Ernest Biéler · 5 min di lettura
La donna in blu aveva anche una penna
Nel ritratto dipinto da Biéler nel 1913, Michelle appare fra i fiori. È anche insegnante di disegno e autrice di un testo in difesa dell'arte del marito: una voce intellettuale dietro un'immagine diventata celebre.
Pubblicato il 3 ottobre 2026
In evidenza dal 7 ottobre 2026
La donna in blu non era soltanto una modella. Michelle Vimont-Laronde, che il marito Ernest Biéler rappresenta nel 1913, insegna disegno e pubblica due anni prima un testo a favore del suo modo di dipingere. Questa informazione sposta l'incontro con il ritratto. Lo sguardo può cominciare da un abito, dei fiori e un volto; ora sa che nell'immagine si trova una persona capace di parlare d'arte. Il titolo descrittivo conserva il colore, mentre la storia restituisce alla figura un'attività e una voce.
Biéler sposa Michelle a Parigi nel 1909. Il MCBA documenta il testo del febbraio 1911, intitolato Il grafismo nella pittura. Conoscere il titolo non basta a ricostruire il loro dialogo o a misurare tutto ciò che l'uno deve all'altra. Permette però di stabilire che lei prende pubblicamente posizione sullo stile del pittore. Il ritratto del 1913 arriva dopo questo impegno. Non presenta quindi una sagoma completamente separata dal mondo artistico, ma una persona che vi interviene anche attraverso l'insegnamento e la scrittura.
Osservazione dell'opera — Nella riproduzione del MCBA, Michelle sta in piedi in un pannello molto alto e stretto. La gonna scende in una lunga massa blu, sormontata da un indumento punteggiato di piccole macchie chiare. Steli e fiori blu si alzano dietro di lei; altre piante si raccolgono vicino ai piedi. Il volto e gli avambracci risaltano con particolare chiarezza. Le mani rimangono visibili ai lati del corpo e gli occhi conducono lo sguardo verso la parte alta di questa composizione quasi interamente verticale.
Il dipinto misura un metro e novanta per settantasette centimetri. Questa scala dà al corpo una presenza vicina alla grandezza naturale, ma il formato lascia poco spazio attorno. La figura e i fiori condividono la stessa salita. Si può leggere questa relazione come un accordo di linee e colori senza convertirla in un simbolo certo. La pianta nominata nella scheda è la speronella. Il suo ruolo visibile consiste nell'occupare lo sfondo con blu che prolungano quelli dell'abito e valorizzano le zone di pelle.
L'abito appartiene anche a una storia concreta. Il museo lo accosta a mode che liberano il corpo dal corsetto con tagli più diritti e materiali morbidi. L'indumento non offre dunque soltanto un colore al pittore. La forma contribuisce al modo in cui una donna può presentarsi. Nell'immagine, la lunga gonna costruisce una linea continua, mentre le braccia conservano direzioni più libere. Questo rapporto fra abito e postura rende il ritratto interessante già nella sua silhouette, prima ancora di soffermarsi sui dettagli del volto.
Il Dizionario storico della Svizzera colloca Biéler fra gli attori dell'Art nouveau in Svizzera e sottolinea il carattere lineare e decorativo del lavoro. Donna in blu permette di vedere cosa cambino questi termini in un ritratto. I contorni non servono soltanto a separare una persona dallo sfondo. Partecipano a un'organizzazione che si ritrova nei fiori e nelle pieghe. L'immagine resta riconoscibile come quella di Michelle, ma esiste anche come superficie in cui le linee devono tenersi insieme, dal fondo del pannello fino al volto.
Il testo che firma nel 1911 dà a questa organizzazione un'eco particolare. Non possiamo sostituire i suoi argomenti precisi alla sola menzione pubblicata dal museo, né fare del quadro un'illustrazione diretta del suo manifesto. L'accostamento rimane però fecondo: chi è dipinta ha preso lei stessa la parola sulla pittura. Il ritratto diventa così un incontro fra due forme di presenza pubblica. Biéler dà un'immagine di Michelle; Michelle contribuisce, con un testo, a rendere leggibile il lavoro di Biéler. Non occorre alcuno scambio inventato per percepire questa reciprocità.
Entrata al MCBA nel 1981, l'opera può oggi essere guardata senza conoscere questa storia. I blu, il formato e il volto bastano a trattenere l'attenzione. Ma il sapere aggiunto trasforma la durata dello sguardo: la figura smette di ridursi al ruolo di musa attribuito troppo rapidamente a una moglie dipinta. Un'insegnante e un'autrice rimane lì, nella cornice stretta. L'ultima sorpresa non è nascosta sotto la pittura. Era nel titolo che non avevamo ascoltato: prima di diventare Donna in blu, Michelle aveva già difeso il grafismo con le parole.

