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Albert Anker · 5 min di lettura

Le ricamatrici avevano indossato abiti di un altro secolo

Nelle Piccole ricamatrici del 1875, Anker fa posare bambine in abiti Luigi XV. Il dipinto conservato a Losanna racconta un incontro fra l’apprendimento di un gesto e il gusto parigino per la pittura del Settecento.

Pubblicato il 3 ottobre 2026

Due bambine sono riunite intorno a un lavoro di ricamo. Il piccolo motivo a scacchi rosso attira l’attenzione, poi lo sguardo scopre gli abiti e le materie che circondano il gesto. Nelle Piccole ricamatrici, Albert Anker non dipinge semplicemente un istante quotidiano che avrebbe colto senza intervenire. La scena è preparata, e questa preparazione le dà il suo carattere particolare. Il lavoro delle mani appare vicino; gli abiti spostano il visitatore verso un altro tempo. Un’immagine d’infanzia diventa anche un oggetto di pittura pensato per incontrare un gusto e un pubblico.

La tela risale al 1875 e appartiene al Musée cantonal des Beaux-Arts di Losanna. La scheda indica che Anker menziona, nel suo Libro delle vendite, di aver vestito le modelle con abiti Luigi XV. Questo dettaglio cambia la lettura. Gli abiti non devono essere presi come prova di un uso ordinario nel villaggio del pittore in quella data. Appartengono alla costruzione del dipinto. L’artista associa presenze infantili a un repertorio visivo antico, mentre il Settecento conosce un rinnovato interesse nella cultura artistica francese.

Il gesto della più giovane fornisce un centro molto concreto. Il visitatore può seguire la posizione delle mani e la relazione con il motivo a scacchi, poi tornare allo sguardo della maggiore. Una trasmissione sembra organizzarsi senza che sia necessario un discorso. Il dipinto non ha bisogno di far parlare le due bambine per rendere sensibile una differenza di esperienza. Avvicina quella che lavora e quella che osserva. L’apprendimento diventa visibile attraverso una disposizione di corpi, oggetti e attenzione, abbastanza precisa da essere accolta anche se non conosciamo i nomi delle modelle.

Questa relazione deve restare distinta da una storia familiare inventata. La pittura non ci autorizza a dare alle bambine una conversazione, una rivalità o un ricordo comune. Il termine piccola ricamatrice indica un’attività; non costituisce una biografia. Possiamo sentire tenerezza davanti alla scena senza completarla con parole assenti. Questa misura permette al dipinto di conservare il proprio ruolo. L’immagine mostra un’attenzione condivisa e il visitatore può collocarsi nelle sue vicinanze, quasi come un terzo sguardo che accompagna il lavoro.

Le materie sono un altro luogo di questa attenzione. Vimini, stoffe e fili non presentano le stesse superfici. Il pittore può differenziare un elemento flessibile da un oggetto più rigido, un passaggio brillante da una zona opaca. Il ricamo diventa il soggetto di un dipinto che si interessa esso stesso alle possibilità del proprio mestiere. Le due attività non sono identiche, ma la loro vicinanza è sensibile: una forma prende corpo attraverso la pazienza dei gesti, e la riuscita si misura in differenze che si riconoscono pienamente soltanto guardando abbastanza da vicino.

Lo sfondo scuro riunisce le presenze e dà alle figure una leggibilità particolare. Riduce le distrazioni di un luogo troppo dettagliato senza cancellare gli oggetti necessari alla scena. Il rosso del motivo a scacchi possiede allora una funzione di riferimento. Una piccola superficie può guidare l’attenzione più fortemente di un grande accessorio. Anker organizza così la circolazione dello sguardo a partire dal lavoro stesso. Entriamo attraverso un colore, incontriamo le mani, poi ritroviamo i volti. Il dipinto associa la padronanza delle materie a una disposizione molto chiara di ciò che deve contare per il visitatore.

Il museo colloca quest’opera in una carriera divisa fra Parigi e Ins, e in un mercato in cui i mercanti contribuiscono alla diffusione dei dipinti. Questo contesto illumina l’uso dei costumi e il dialogo con riferimenti più antichi. Non obbliga a considerare la scena come un calcolo privo di sensibilità. Un artista può pensare ai propri pubblici costruendo al tempo stesso un incontro attento con i modelli. La storia del dipinto permette proprio di tenere insieme queste dimensioni: scelta del soggetto, ricerca pittorica, condizioni di posa e circolazione commerciale.

L’opera entra al museo grazie al lascito del dottor Adolphe Combe nel 1917. Questo nuovo quadro trasforma i suoi visitatori, ma conserva il piccolo evento intorno al motivo a scacchi. Dopo aver riconosciuto gli abiti di un altro secolo, si può tornare alle mani e comprendere ciò che la scena conserva di vicino. La preparazione non ha annullato la presenza delle bambine; ha dato al pittore i mezzi per organizzarla. Le piccole ricamatrici mostra così come un dipinto possa far incontrare diversi tempi: quello di una moda ritrovata, quello del lavoro paziente e quello, rinnovato, della nostra attenzione.

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