Walter Grab
Nato nel 1927.
Muore nel 1989.
Nell’opera di Walter Grab (1927–1989), lo spazio pittorico diventa il teatro di incontri improbabili. Forme organiche affiancano costruzioni geometriche; segni, schemi o formule introducono un’apparenza di ragionamento in un universo che sfugge alla logica ordinaria. Questo pittore svizzero sviluppa così una via personale all’interno del surrealismo del dopoguerra.
Nato ad Affoltern am Albis, Grab inizia con una formazione commerciale e un breve impiego d’ufficio. In seguito approfondisce la propria pratica presso il pittore e incisore Walter Jonas. I suoi soggiorni a Parigi, nel 1948 e nel 1950, accompagnano il suo orientamento verso il surrealismo e la sua attività di artista indipendente.
Nel 1950 partecipa alla fondazione del gruppo Phoenix, che riunisce artisti svizzeri, austriaci e tedeschi. Nel corso del decennio prende parte a esposizioni internazionali. Nel 1965 rappresenta la Svizzera con Meret Oppenheim alla Biennale di São Paulo.
Il suo linguaggio associa fondi dai colori progressivamente modulati a elementi la cui precisione accentua l’estraneità. Lo sguardo esita tra paesaggio immaginario e composizione astratta. In Waldsymphonie, nel 1985, Grab riprende ancora una volta il dialogo con le foreste di Max Ernst, conferendo loro al contempo un’organizzazione fortemente strutturata.
La sua opera è stata oggetto di nuove letture museali: nel 2013 il MAMCO gli dedica Du peu de réalité; il Kunstmuseum Olten presenta in seguito Ein Kind der Nacht nel 2024–2025. Quest’ultima esposizione si basa sull’ampio lavoro di ricerca condotto per il catalogo dell’opera.
Per scoprire i suoi dipinti, è interessante osservare ciò che appare dapprima intelligibile, e poi ciò che ne turba la lettura. Un dettaglio geometrico, una silhouette o un segno possono diventare il punto di partenza di diversi racconti. La pittura conserva così il proprio potere enigmatico, senza imporre al visitatore un’interpretazione definitiva.