Otto Dix
Nato nel 1891.
Muore nel 1969.
Otto Dix (Untermhaus, oggi Gera, 1891 – Singen, 1969) è stato un pittore e incisore tedesco, figura di primo piano della Nuova Oggettività. Formatosi alla Scuola di arti applicate di Dresda, si arruolò come volontario durante la Prima guerra mondiale. L’esperienza del fronte segnò durevolmente la sua opera e alimentò le sue immagini senza concessioni della violenza, dei sopravvissuti e degli sconvolgimenti sociali del dopoguerra.
A partire dagli anni Venti, Dix sviluppò un realismo incisivo che osservava la società tedesca con una precisione talvolta caricaturale. I suoi ritratti colgono gli individui attraverso l’abbigliamento, la postura e i segni del loro ambiente sociale. Il Ritratto della giornalista Sylvia von Harden (1926), conservato al Centre Pompidou, mostra un’intellettuale berlinese sola al caffè, con una sigaretta in mano.
Il museo sottolinea il modo in cui Dix associa l’osservazione fredda alla satira sociale, conferendo al contempo alla sua modella una presenza indipendente e moderna.
La guerra rimane uno dei suoi temi principali. Nel trittico La guerra (1929–1932), riprende le forme delle antiche pale d’altare per confrontare lo spettatore con la distruzione e la sofferenza. Nello stesso periodo, il trittico La grande città (1927–1928), oggi al Kunstmuseum Stuttgart, mette in scena la vita notturna e i contrasti sociali della Repubblica di Weimar.
Queste opere mostrano come il suo realismo si estenda dal ritratto a vaste composizioni collettive.
Nominato professore all’Accademia di Dresda nel 1927, Dix ne fu allontanato dal regime nazista nel 1933; le sue opere furono denunciate come «degenerate». Nel 1936 si stabilì sulle rive del Lago di Costanza e si rivolse allora principalmente ai paesaggi e ai soggetti religiosi, rimanendo tuttavia legato alla figurazione. La sua opera attraversa così diversi regimi visivi senza abbandonare l’attenzione per gli esseri umani e per le tensioni del loro tempo.









