Oskar Kokoschka
Nato nel 1886.
Muore nel 1980.
In Oskar Kokoschka (1886–1980), un volto diventa il luogo di un incontro inquieto: la pittura cerca di rendere sensibile una presenza, con le sue tensioni e la sua vulnerabilità. Nato a Pöchlarn, questo artista austriaco, anche scrittore e drammaturgo, partecipa all’affermazione dell’espressionismo nella Vienna dell’inizio del XX secolo.
Nel 1904 entra nella Scuola di arti applicate di Vienna e lavora per le Wiener Werkstätte. Il suo libro Les Garçons qui rêvent, pubblicato nel 1908, associa poesia e litografie a colori. Ai ritratti dell’intelligencija viennese rispondono testi teatrali la cui violenza espressiva mette in discussione le convenzioni.
Questo passaggio fra immagine, linguaggio e scena attraversa tutta la sua carriera.
Gravemente ferito durante la Prima guerra mondiale, Kokoschka insegna in seguito a Dresda. I suoi viaggi degli anni Venti ampliano il suo campo visivo: nei panorami urbani osservati da punti sopraelevati, una pennellata più fluida fa circolare il colore e anima lo spazio. Il paesaggio diventa un’esperienza del movimento tanto quanto la rappresentazione di un luogo.
Stabilitosi a Praga nel 1934 e denunciato dal regime nazista come artista «degenerato», nel 1938 raggiunge la Gran Bretagna. Le sue allegorie politiche conferiscono alla pittura una funzione di testimonianza e di resistenza. Nel 1947 ottiene la nazionalità britannica.
La Svizzera occupa un posto duraturo nella sua opera. Vignoble près de Sion, dipinto nel 1947, reinventa la disposizione del paesaggio: i vigneti e le montagne circondano la città come un rifugio. Nel 1953 Kokoschka si stabilisce a Villeneuve e apre a Salisburgo la sua École du regard.
Parallelamente prosegue la sua attività nella pittura, nell’incisione e nelle creazioni per il teatro.
Morto a Montreux nel 1980, lascia un’opera di cui la Fondation Oskar Kokoschka, istituita nel 1988 presso il Musée Jenisch Vevey, conserva un insieme di primaria importanza. Soffermarsi davanti ai suoi dipinti permette di seguire questa persistente convinzione: guardare coinvolge insieme i sensi, la memoria e la coscienza.





