Markus Raetz
Nata nel 1941.
Muore nel 2020.
Markus Raetz (Berna, 1941–2020) fa dello sguardo il vero soggetto della sua arte. Un volto appare, una silhouette si trasforma, una parola cambia significato quando lo spettatore si sposta. I suoi disegni, le sue sculture e le sue installazioni conferiscono a questa esperienza una dimensione al tempo stesso precisa, poetica e ludica: vedere diventa un’attività attraverso la quale scopriamo le incertezze della percezione.
La sua carriera prende forma nell’ambiente artistico bernese degli anni Sessanta, quando Harald Szeemann dirige la Kunsthalle. Partecipa a documenta a Kassel nel 1968 e poi nel 1972. I soggiorni ad Amsterdam e a Carona ampliano il suo percorso, prima del ritorno a Berna.
Nel 1988 rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia.
Il disegno occupa un posto fondamentale nella sua opera. Raetz se ne serve per annotare un’idea, preparare un oggetto o sviluppare una sequenza autonoma. I taccuini rendono visibile il progressivo delinearsi del suo pensiero: una forma chiama una variazione, un tratto suggerisce una nuova possibilità.
Le sue ricerche riguardano così la nascita dell’immagine tanto quanto ciò che essa rappresenta.
Questa riflessione si dispiega nello spazio. Elementi apparentemente dispersi compongono una figura a partire da un punto di vista particolare; alcune sculture trasformano una bottiglia in un bicchiere o rivelano diversi profili. Nelle sue costruzioni di parole, significati contrapposti coesistono all’interno di uno stesso oggetto.
Lo spostamento del visitatore diventa indispensabile per scoprirne le metamorfosi.
I mobiles prolungano questa esplorazione affidando il cambiamento al movimento dell’opera stessa. Fili e superfici sospese lasciano emergere immagini che subito dopo si dissolvono. La retrospettiva presentata al Kunstmuseum Bern nel 2023–2024 ha messo in risalto questa dimensione della sua opera.
Avvicinarsi a Raetz richiede meno di cercare un’immagine definitiva che di restare disponibili alle sue trasformazioni. Lo stupore nasce da mezzi spesso semplici, capaci di rimettere in discussione le nostre abitudini percettive più ordinarie.









