Marino Marini
Nato nel 1901.
Muore nel 1980.
Marino Marini (1901–1980) rinnovò la scultura figurativa del XX secolo tornando incessantemente ad alcuni soggetti: il cavallo e il suo cavaliere, la figura femminile che chiama «Pomona», i ritratti e i personaggi del circo. Formatosi all’Accademia di belle arti di Firenze, all’inizio degli anni Venti si orientò principalmente verso la scultura, senza abbandonare la pittura, il disegno né l’incisione. Per lui, riprendere uno stesso motivo consentiva di metterne alla prova le possibilità espressive, anziché fissarlo in un’immagine definitiva.
I suoi primi cavalieri conservano la stabilità della statua equestre. Nel corso dei decenni, l’accordo tra l’uomo e l’animale si disgrega: i corpi si tendono, si rovesciano o si frammentano, fino alle serie dei «Miracoli». In queste variazioni, il soggetto tradizionale diventa un modo per interrogare la vulnerabilità umana dopo la guerra.
Le «Pomone», create soprattutto tra il 1939 e il 1950, conferiscono alla figura femminile una presenza piena, legata nell’immaginario di Marini alla fertilità e al mondo rurale. I ritratti e gli acrobati aprono inoltre altri registri, dall’attenzione per un volto alla ricerca di un equilibrio precario.
La Svizzera occupa un posto concreto nel suo percorso. Dopo il bombardamento di Milano, Marini e sua moglie si stabilirono a Tenero, nei pressi di Locarno, alla fine del 1942. In quel periodo frequentò Alberto Giacometti, Germaine Richier e Fritz Wotruba; opere degli anni svizzeri furono esposte a Basilea e a Berna.
Il Kunsthaus Zürich conserva in particolare sculture di sua mano. A Firenze, il Museo Marino Marini riunisce sculture, dipinti, disegni e incisioni: la loro presentazione attorno a un gruppo equestre, sotto la luce naturale, rende sensibile il dialogo continuo tra materiali, superfici e volumi.
