John Armleder
Nato nel 1948.
Armleder iniziò a formarsi presso la Scuola di Belle Arti della sua città a partire dal 1966 e si dedicò molto presto alle pratiche della performance e dell’azione. Nel 1969 fu tra i cofondatori del gruppo Ecart, un collettivo vicino a Fluxus, i cui happening e le cui attività editoriali ed espositive contribuirono a confondere i confini tra arte e vita quotidiana. Questa porosità rimane un principio strutturante della sua opera, che attraversa pittura, scultura, installazione, performance e pratiche curatoriali senza fissarsi su un unico medium o linguaggio.
A partire dal 1979, le Furniture Sculptures mettono in relazione dipinti, mobili e oggetti d’uso quotidiano o di produzione industriale. Invece di presentare la pittura come un campo autonomo, Armleder la pone a confronto con il suo ambiente domestico e con elementi carichi di usi e riferimenti. Untitled (FS 169) (1987), conservata al Centre Pompidou, associa così una tela geometrica a un divano.
La composizione fa dialogare l’astrazione in bianco e nero con il mobilio, spostando la pittura verso lo spazio comune e le convenzioni della presentazione. L’opera testimonia inoltre il suo interesse per le eredità dell’avanguardia, che affronta attraverso l’accostamento e lo scarto, piuttosto che aderendo a un programma stilistico.
Nei decenni successivi, Armleder sviluppa in particolare le Pour Paintings, le pitture murali e installazioni realizzate con oggetti eterogenei. Quicksand 2, presentata al MAMCO nel 2019–2020, riunisce plexiglas, fiori artificiali, libri e dispositivi audiovisivi in un insieme che evoca al contempo un deposito museale, un atelier e uno spazio commerciale. La disposizione diventa così una questione tanto determinante quanto gli elementi assemblati: il loro statuto oscilla tra opera d’arte, decorazione, merce e frammento.
Questa attenzione al contesto collega le sue prime esperienze collettive alle installazioni successive.
La sua pratica si caratterizza dunque per una mobilità tra riferimenti storici, oggetti ordinari e forme astratte. Facendo coesistere questi registri, Armleder mette alla prova le categorie dell’originale e del riproducibile, dell’arte e della decorazione, lasciando al contempo allo spettatore il compito di costruire relazioni tra gli elementi.
