Jean Baier
Nato nel 1932.
Muore nel 1999.
In Jean Baier la geometria assume l’aspetto di un movimento sospeso. Forme nette si avvicinano, si urtano visivamente e lasciano passaggi stretti. La composizione si fonda su questi rapporti di forza: ogni elemento sembra necessario all’equilibrio dell’insieme.
Nato a Ginevra nel 1932 e morto nella stessa città nel 1999, l’artista sviluppa un’opera in cui il colore incontra la precisione della costruzione.
Formatosi nella meccanica, Baier apprende la pittura da autodidatta. Nel 1951, una conferenza di Fernand Léger dedicata alla policromia architettonica costituisce un impulso decisivo. Questo legame tra colore e spazio accompagna il suo percorso.
Vicino all’arte concreta zurighese e attento ai principi di Mondrian, predilige campiture uniformi, contorni netti ed equilibri asimmetrici. Le diagonali introducono una mobilità visiva all’interno di quest’ordine rigoroso.
Le sue scelte tecniche partecipano pienamente a questa ricerca. La pittura applicata a spruzzo su supporti industriali, in particolare sull’alluminio, conferisce alla superficie una presenza diversa da quella di una tela lavorata a pennello. Tra quadro, oggetto e rilievo, Baier esplora gli scambi tra piano e volume.
Il suo vocabolario trova inoltre un prolungamento nelle scenografie concepite per il Théâtre de poche de Genève.
L’architettura offre a quest’opera una nuova scala. I rilievi metallici colorati realizzati nel 1963 per l’ex caffetteria dell’Università di San Gallo, e successivamente l’intervento murale presso l’ambasciata svizzera a Brasília nel 1983, inscrivono le sue ricerche in luoghi di vita e di circolazione.
L’incisione rivela un altro aspetto di questo universo. Gli Hôpitaux universitaires de Genève conservano una cinquantina delle sue incisioni; la loro esposizione del 2022 presentava in particolare dieci acquatinte in bianco e nero. Per entrare nell’opera di Baier, lo sguardo può seguire una diagonale, soffermarsi su un intervallo e poi ritrovare l’insieme: la semplicità apparente diventa un’esperienza attiva dello spazio.










