Irène Zurkinden
Nata nel 1909.
Muore nel 1987.
Formata nel disegno di moda, nel 1929 ottiene una borsa di studio che la conduce nella capitale francese. Qui ritrova l’amica d’infanzia Meret Oppenheim e frequenta l’ambiente surrealista, preservando al contempo la libertà del proprio sguardo. La pittura e il disegno le servono a cogliere le persone a lei vicine, le scene della vita urbana e gli interni; l’osservazione quotidiana può aprirsi a un’estraneità inattesa.
«Meret à l’orange» (1932–1935), olio su tela acquisito dal Kunstmuseum Basel, condensa questa attenzione alla persona rappresentata. Il ritratto fa dell’amica artista una presenza singolare, alla cui messa in scena contribuiscono l’abbigliamento, la posa e l’arancia tenuta in mano. L’oggetto familiare diventa un punto d’intensità, senza che l’immagine rinunci alla prossimità di una relazione vissuta.
Altri dipinti composti come enigmi e disegni dal tratto incisivo esplorano situazioni più intime, talvolta erotiche. Zurkinden rimane così vicina al Surrealismo senza lasciarsi definire esclusivamente da questo movimento.
Rientrata a Basilea durante la Seconda guerra mondiale, aderisce al Groupe 33, di cui fa parte anche Oppenheim. Prosegue la sua attività di ritrattista e paesaggista, senza trascurare i taccuini: secondo la Kulturstiftung Basel H. Geiger, più di un centinaio accompagnano il suo lavoro nell’arco di sei decenni.
Anche i mondi del circo, del balletto e del Carnevale basilese alimentano le sue immagini. Una retrospettiva al Kunstmuseum Basel nel 1985, seguita da nuove esposizioni a Ginevra e a Basilea, ha permesso di riesaminare l’ampiezza di quest’opera, nella quale la mobilità del tratto risponde all’invenzione dello sguardo.