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Swiss Art GalleryGalleria & vendita d’arteSt-Prex · Svizzera
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Swiss Art Gallery · St-Prex

Irène Dacunha

Nata nel 1957.

Irène Dacunha sviluppa una pratica pittorica che pone il proprio sguardo in risonanza con l’arte preistorica. Dichiara di cercare di «incontrare l’Umano delle origini» ricorrendo ai gesti manuali del tracciare, un metodo esplicitato nel film documentario dedicato al suo lavoro. Il metodo privilegia la continuità dei gesti — tracciare a mano ciò che si vede e si sente — piuttosto che la semplice riproduzione archeologica.

Le opere presentate nella mostra äbri, äbrüf, realizzata in collaborazione con Olivier Estoppey, traggono origine da viaggi di ricognizione presso siti paleolitici, dolmen e menhir, nonché altre architetture definite sacre. Questi spostamenti hanno inoltre condotto alla raccolta di elementi immateriali e sonori, tra cui i canti del flamenco, menzionati nel dossier, che fanno parte dei materiali raccolti e riassemblati per la mostra. Taccuini di schizzi, incisioni, disegni e dipinti compongono un dispositivo nel quale gli schizzi e le annotazioni realizzati nel tempo fungono da percorso di visita e da struttura formale dell’allestimento.

Tra le opere figurano un leporello dipinto di carattere narrativo e un leporello stampato che restituisce testi in patois dell’Alto Vallese, tedesco e francese.

Un video accompagna queste immagini e permette di ascoltare racconti in patois dell’Alto Vallese, letti dall’attrice Franziska Truffer. L’allestimento ha inoltre presentato ritratti di abitanti del villaggio a carboncino e acquerellatura, nonché un panorama della valle di Saint Nicolas eseguito su tela. I materiali e i procedimenti impiegati rimandano talvolta alle condizioni del terreno: cemento colato, carta marouflée, ciottoli, ossa e fuoco sono citati tra i mezzi utilizzati.

Il taccuino di schizzi appare come fonte ricorrente e primaria per numerosi disegni esposti.

Le presentazioni di questi lavori figurano in particolare su pagine di mostre e di galleria (Galerie HumuS), nelle quali è indicato un copyright a nome dell’artista. Secondo il film documentario, l’opera reca l’intenzione poetica di «raccontare un mondo a un altro mondo», formula che illumina la tensione tra testimonianza e traduzione pittorica nell’opera dell’artista.

Irène Dacunha

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