Henri Fehr
Nato nel 1890.
Muore nel 1974.
Un volto monumentale, lettere che partecipano all’immagine, una composizione immediatamente leggibile: i manifesti di Henri Fehr rivelano un artista per il quale il disegno può diventare anche un linguaggio pubblico. Pittore e grafico svizzero, attivo nell’ambiente ginevrino, Fehr visse dal 1890 al 1974. Il suo percorso invita ad avvicinare due forme della creazione spesso considerate separatamente: la pittura da cavalletto e il manifesto stampato.
Dopo un apprendistato di due anni nel campo dell’ingegneria, studiò all’École des Beaux-Arts e all’École des arts industriels di Ginevra, quindi all’Académie Julian di Parigi. Il Louwman Museum sottolinea nel suo lavoro grafico l’influenza dell’Art déco e del cubismo, in particolare a proposito del manifesto dell’XI Salon international de l’automobile, moto et cycle de Genève, realizzato nel 1934.
Questa litografia costituisce una porta d’accesso particolarmente illuminante. La figura, di cui appare soltanto metà del volto, acquista una presenza quasi scultorea. Il testo si inserisce nell’organizzazione delle linee, mentre le tonalità fredde rafforzano l’impressione di rigore.
L’immagine associa così la figura umana alla celebrazione della meccanica e della modernità. Un esemplare appartiene alla Bibliothèque de Genève, che gli ha dedicato una presentazione nella rivista municipale.
Anche la pittura occupa un posto importante nella sua opera. L’inventario delle Collezioni d’arte della Confederazione elenca La Seine à Paris, datata 1923, Port d’Yvoire, anteriore al 1933, e Rendez-vous, del 1954. Questi riferimenti conferiscono una profondità cronologica a una produzione che comprende in particolare paesaggi.
Per scoprire Fehr, si può confrontare ciò che richiede ciascun supporto: il manifesto deve catturare lo sguardo, mentre il quadro permette un’attenzione prolungata. Osservare l’inquadratura e la disposizione delle forme offre un primo filo conduttore per esplorare questa duplice pratica.


