Fernand Dubuis
Nato nel 1908.
Muore nel 1991.
Nell’opera di Fernand Dubuis, il colore acquisisce progressivamente una vita indipendente dal motivo. Nato a Sion nel 1908 e morto in Normandia nel 1991, questo pittore, disegnatore e incisore vallesano sviluppa la propria opera a contatto con la scena parigina. Il suo percorso consente di seguire una paziente trasformazione dalla figurazione verso l’astrazione.
Dopo una breve permanenza all’École de dessin de Lausanne, alla fine del 1930 si stabilisce a Parigi. Frequenta diverse accademie libere, tra cui Colarossi, Ranson e la Grande Chaumière, poi nel 1934 lavora nell’atelier di Maurice Denis. I soggiorni in Italia completano la sua formazione.
Gli incontri con artisti come Raoul Dufy e Gino Severini alimentano la sua riflessione sui rapporti tra costruzione, ritmo e colore.
Le Violoncelliste, dipinto intorno al 1947 e conservato presso il Musée d’art du Valais, testimonia una fase di questa ricerca. Il musicista rimane riconoscibile, ma i piani angolari e le linee curve organizzano la composizione con una libertà nuova. I rossi e gli arancioni, scanditi dal nero e dal bianco, contribuiscono alla sua animazione.
La passione di Dubuis per la musica trova qui un’eco nei rapporti tra le forme.
A partire dagli anni Cinquanta, il riferimento al mondo visibile si attenua a favore della pittura astratta. Composition verticale rouge et brun, nella collezione della Banque cantonale du Valais, offre un esempio rivelatore: l’artista l’ha firmata alle due estremità, autorizzando l’inversione dell’alto e del basso. L’equilibrio viene ormai ricercato nelle bande di colore e nelle loro relazioni.
Dubuis soggiorna regolarmente a Gordes prima di stabilirsi al Château du Tertre, in Normandia. La sua opera invita a osservare il passaggio tra un soggetto riconoscibile e un’organizzazione autonoma del colore. Seguire un contorno, poi osservare come si dissolva o si prolunghi in una superficie, permette di entrare in questa pittura, nella quale la costruzione conserva una dimensione sensibile.



