Carl Liner junior
Nata nel 1914.
Muore nel 1997.
Tra le montagne dell’Appenzello e le ricerche dell’astrazione, Carl Walter Liner costruisce una pittura in cui il colore diventa uno strumento per ripensare il paesaggio. Questa precisazione lo distingue dal padre, Carl August Liner (1871–1946), pittore di ritratti e paesaggi presso il quale ricevette la prima formazione.
Dopo aver intrapreso per breve tempo un apprendistato come grafico, il giovane artista sceglie la pittura. Un soggiorno in Egitto nel 1936–1937 approfondisce il suo interesse per la pittura a olio. A Parigi, alla fine degli anni Trenta, frequenta tra l’altro l’Académie de la Grande Chaumière e l’insegnamento di Othon Friesz.
La scoperta della modernità francese amplia allora le possibilità del suo linguaggio pittorico.
Le sue prime affinità impressioniste evolvono verso un’espressione più intensa. Il paesaggio rimane un tema essenziale, ma le pennellate e i rapporti cromatici acquistano una crescente autonomia. In Fulen mit Alpstein, conservato dalla Collezione d’arte della Mobilière, il rilievo montuoso si costruisce attraverso campi di colore e un’esecuzione rapida: il motivo rimane riconoscibile, trasformandosi al contempo in vibrazione pittorica.
A partire dalla metà degli anni Cinquanta, Liner sviluppa parallelamente una pittura non figurativa. Le sue composizioni possono privilegiare il gesto lirico oppure strutture geometriche. Questa varietà non significa l’abbandono della natura: prosegue una ricerca sulle sensazioni che essa suscita e sulla loro trasformazione attraverso l’immaginazione.
La sua opera e quella del padre sono all’origine del Museum Liner Appenzell, inaugurato nel 1998 e divenuto il Kunstmuseum Appenzell. Per scoprire la sua singolarità, si può osservare come un colore risponda a un altro, come una pennellata animi una superficie. Il passaggio dal paesaggio all’astrazione appare allora come un dialogo continuo tra osservazione e libertà pittorica.
