Albert-Edgar Yersin
Nata nel 1905.
Muore nel 1984.
Nella documentazione, Albert-Edgar Yersin si profila come un artista legato alla pratica grafica: incisore, disegnatore e illustratore, orientò il proprio lavoro verso l’incisione e la litografia, illustrando in particolare un’edizione degli Hymnes à la Nuit di Novalis con litografie (1965).
Il percorso professionale ricostruito nei documenti mantiene una linea coerente: inizialmente pittore e scultore, nel 1960 smise di dipingere e scolpire per dedicarsi maggiormente al disegno e all’incisione, una pratica che caratterizza la seconda metà della sua attività artistica.
L’anno 1960 appare doppiamente cruciale: vide la pubblicazione dell’opera Un Jardin, contenente incisioni e disegni di Yersin (testo di Léon Prébandier), mentre lo stesso periodo fu segnato dalla realizzazione del giardino inferiore della promenade Derrière‑Bourg a Losanna, a testimonianza di un impegno in interventi pubblici concomitante all’evoluzione della sua pratica verso il disegno e l’incisione.
La documentazione segnala inoltre una commissione legata all’iconografia monetaria: Yersin realizzò un disegno per una banconota della Banca nazionale svizzera, sulla base di un progetto di Hans Erni; questa banconota, definita banconota di riserva, non fu infine messa in circolazione.
Sul piano personale, i fascicoli indicano che sposò Greti Aebi il 24 maggio 1939; la coppia si stabilì dapprima a Pully, poi a Lutry nel 1941, e ebbe tre figli maschi, Claude (1940), Yves (1942) e Luc (1945).
Il riconoscimento pubblico ed editoriale della sua opera si manifesta tardivamente nel corpus consultato: nel 1983 furono organizzati a Losanna diversi eventi attorno all’artista, tra cui la pubblicazione di un catalogo ragionato e alcune retrospettive — una alla Galerie l'Entracte e un’altra al Musée de l'Élysée — secondo le fonti disponibili.
Nell’insieme del dossier, la continuità tematica risiede nell’importanza accordata ai media grafici — incisione, litografia e disegno — tanto nelle opere pubblicate quanto nelle scelte pratiche annunciate dopo il 1960, che restringono intenzionalmente la gamma dei mezzi impiegati dall’artista.









