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Jean-Étienne Liotard · 5 min di lettura

L’autoritratto in cui lo sguardo non fa l’eroe

Verso il 1778–1780, Liotard trasforma un autoritratto a pastello in una stampa in bianco e nero. La maniera nera, l’incisione e la rotella gli permettono di cercare, senza colori, una presenza che aveva inizialmente affidato al pastello.

Pubblicato il 3 ottobre 2026

Il volto si gira verso di noi mentre il corpo resta orientato di lato. Seduto sulla sua sedia, Jean-Étienne Liotard indossa un berretto e un abito ampio; la luce mette in risalto le pieghe della fronte e i volumi del tessuto. La stampa conservata al Metropolitan Museum è datata verso il 1778–1780. Non è un ritratto eseguito da un ammiratore dopo la morte dell’artista. Liotard riprende il proprio volto e decide ancora la forma in cui renderlo visibile.

Il museo collega questo foglio a un autoritratto a pastello esposto alla Royal Academy durante il soggiorno inglese del 1773. Passare dal pastello a un’impressione in bianco e nero impone una traduzione. Le differenze di colore non possono più servire direttamente a separare i piani. Occorre dare allo sguardo altri riferimenti: una luce più densa, un’ombra più leggera, la trama di una superficie. La composizione cambia materia senza abbandonare il problema centrale del ritratto, che consiste nel sostenere una presenza su una superficie.

La scheda descrive una combinazione di maniera nera, incisione e rotella. Queste tecniche consentono diversi tipi di segni, che non si riducono al contorno regolare di una figura. Il foglio è una prova avanti lettera: precede l’aggiunta delle iscrizioni nello stato di stampa in questione. Questa fase interessa particolarmente lo sguardo. Il volto si presenta senza essere subito accompagnato da una spiegazione tipografica, e lo spazio lasciato intorno conserva un ruolo importante nell’equilibrio dell’immagine.

Osservazione dell’opera — La curva della sedia risponde alla schiena e alla spalla. Il berretto forma una massa chiara sopra il volto, mentre il fondo scuro isola la sagoma. All’interno dell’abito, le pieghe creano zone la cui densità aumenta e diminuisce. Lo sguardo può seguire questa circolazione prima di tornare agli occhi. Nessun accessorio complesso è necessario per occupare il foglio: le superfici del corpo vestito e i cambiamenti d’illuminazione bastano a dargli un’organizzazione.

La posa non deve essere frontale per avviare un incontro. Il lieve scarto fra corpo e volto produce invece un’impressione di disponibilità: l’uomo si è girato verso lo spettatore, o sembra poterlo fare. Questa impressione resta un effetto della rappresentazione. Non ci offre né una conversazione né una circostanza reale della seduta. Il ritratto lavora proprio su questo limite, dando allo sguardo esterno un posto senza raccontare l’evento che lo avrebbe preceduto.

Si può confrontare il foglio con una riproduzione del pastello invece di giudicarlo soltanto come una sua riduzione. Qui i contrasti devono svolgere funzioni che i colori assolvevano diversamente. Una zona che in un dipinto si distingue per la tinta può richiedere, nella stampa, una differenza di grana o di valore tonale. Questo confronto fa apparire la ripetizione come un’attività inventiva. Riprendere un autoritratto non significa trasferirlo intatto; ogni tecnica obbliga a ricostruirne gli equilibri.

La vecchiaia visibile non si limita alle rughe. Appare anche nel rapporto dell’abito con il corpo, nella posizione seduta, nella scelta di mantenere un volto aperto anziché un profilo inaccessibile. Sarebbe fragile trasformare questi elementi in una certezza psicologica sull’artista anziano. Mostrano tuttavia un modo di rappresentarsi che accetta le particolarità fisiche e dà loro un posto. Lo spettatore incontra un uomo riconoscibile dai suoi tratti, senza che il foglio cerchi di cancellare tutti i segni del tempo.

Liotard ha costruito la propria carriera grazie a ritratti che circolavano fra città e corti europee. La stampa introduce un’altra possibilità di circolazione: più impressioni possono recare la stessa composizione. La relazione personale del modello con la propria immagine si unisce così a una storia di diffusione. Non guardiamo soltanto l’aspetto del pittore; guardiamo un oggetto concepito per rendere quell’aspetto disponibile ad altre persone, in una materia riproducibile e con mezzi di luce interamente nuovi.

Allontanandosi, si conservano soprattutto gli occhi chiari e la massa del berretto. Riavvicinandosi, le striature, le piccole densità e le transizioni tornano importanti. Questa alternanza dà all’autoritratto il suo movimento discreto. Il volto fermo non è un risultato fissato una volta per tutte: si costruisce a ogni distanza dello sguardo. Liotard ritrova, nel nero della stampa, la capacità del ritratto di far apparire qualcuno senza separarlo dalla materia che gli dà forma.

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