Zilla Leutenegger
Nata nel 1968.
Nata nel 1968 a Zurigo, Zilla Leutenegger sviluppa installazioni che intrecciano narrazione, memoria e atmosfera, spesso attraverso la presenza di un alter ego («Zilla») filmato o disegnato. Le sue narrazioni sono raramente lineari e privilegiano la cattura di atmosfere ed emozioni fugaci.
La sua infanzia, segnata da ripetuti traslochi, ha alimentato una riflessione sul rapporto che intratteniamo con i nostri spazi abitativi e con la domesticità. Questa attenzione per l’intimo attraversa figure femminili stilizzate, dai tratti adolescenziali e permeate da una certa malinconia, che interrogano gli stereotipi di genere.
Il lavoro di Leutenegger ricorre al disegno, al video e all’installazione; l’alter ego appare talvolta filmato, talvolta disegnato, come dispositivo narrativo ricorrente.
La sua prima mostra personale a New York è stata presentata alla Spencer Brownstone Gallery dal 10 aprile al 10 maggio 2003. Tra le sue presentazioni istituzionali figurano Fair Lady Z al Museum Franz Gertsch (2014) e Ring My Bell alla Pinakothek der Moderne di Monaco (2015).
Diverse pubblicazioni accompagnano la sua opera, tra cui ZillaGorilla (Stephan Kunz), pubblicata dal Bündner Kunstmuseum nel 2021, e Pianos & Melonen (2019), con testi di Kathleen Bühler e Marina Porobic legati alla Fondation de L’Abbatiale a Bellelay.
Ha svolto attività didattica presso il Dipartimento di Architettura e Arte dell’ETH Zurich e presso la Zürcher Hochschule der Künste tra il 2014 e il 2020. Tra i suoi riconoscimenti figurano diverse borse della Città di Zurigo (2001, 2002, 2004), il Manor Kunstpreis (2004) e l’Eidgenössischer Preis für Kunst (2005).
Tra le opere recenti menzionate figurano Sit & Wait (2020), indicata come courtesy the artist e Galerie Peter Kilchmann (Zürich, Paris), e Wäschespinne I (2026), indicata come courtesy the artist e Galerie Judin (Berlin).
Nel suo insieme, il lavoro di Leutenegger articola memoria intima e forme narrative frammentarie, ricomponendo scenari del quotidiano attraverso la ripetizione di immagini, motivi e di un personaggio-cardine che interroga i ruoli di genere.