Wilfrid Moser
Nata nel 1914.
Muore nel 1997.
La sua formazione musicale precede la vocazione di pittore. Dopo alcuni viaggi in Marocco e in Spagna, nel 1945 si stabilisce a Parigi, mantenendo tuttavia i legami con Zurigo e, più tardi, con Ronco sopra Ascona. Questa geografia personale alimenta un’opera che si muove liberamente tra astrazione, motivi urbani e paesaggio.
Negli anni Cinquanta, Moser si afferma tra i rappresentanti svizzeri del tachisme. Lavora il colore con il pennello e la spatola, attraverso trame di linee e tocchi che sembrano cogliere la città in movimento. Dietro l’apparente spontaneità di queste composizioni restano ricordi concreti di Parigi: strade, ponti, facciate o ingressi della metropolitana.
L’olio su tela «Xanadou» (1960), conservato al Centre Pompidou, appartiene a questo periodo di esplorazione astratta. Moser rappresenta la Svizzera alla Biennale di Venezia nel 1958, per poi parteciparvi nuovamente nel 1980.
A partire dagli anni Sessanta, frammenti di collage e segni scritti entrano nei suoi dipinti. In seguito, la pittura acquista rilievo e diventa scultura, talvolta monumentale e destinata allo spazio pubblico. A metà degli anni Settanta, cave, rocce e sottobosco suscitano un ritorno a forme più riconoscibili, senza interrompere il vigore della sua pennellata.
Questa oscillazione tra materia pittorica, costruzione dello spazio ed esperienza del luogo caratterizza il suo percorso. Morto a Zurigo nel 1997, Moser lascia un’opera le cui metamorfosi rivelano una costante attenzione alla forza espressiva della pittura, sia che evochi la strada parigina o i paesaggi minerali.
