Walter Mafli
Nato nel 1915.
Muore nel 2017.
Walter Mafli (nato il 10 maggio 1915 a Rebstein; morto l’11 dicembre 2017) è un pittore e disegnatore svizzero stabilitosi a Corsy, sopra Lutry, dove prende definitivamente domicilio nel 1946.
Formatosi dapprima come costruttore di stufe e camini, poi come piastrellista, ottiene un certificato professionale datato 9 maggio 1934; licenziato dal suo impiego nello stesso anno in seguito a una scarlattina, lascia la Svizzera tedesca e si stabilisce successivamente a Neuchâtel, dove lavora come piastrellista. Nel 1935, chiamato alle armi per la scuola reclute, viene naturalmente assegnato a una compagnia di ciclisti.
Dopo il servizio militare, segue corsi di disegno presso Delfo Egidio Galli a Neuchâtel, apprende il colore e la «nervatura» della pittura da Max Theynet, che considera «il suo maestro», quindi nel 1939 diviene allievo di Casimir Reymond e Marcel Poncet all’École de dessin de Lausanne. Soggiorna inoltre per diversi mesi a Parigi presso l’amico Jean-Pierre Doxat, periodo durante il quale dipinge intensamente.
Poliedrico nelle tecniche — acquerello, gesso, disegno, incisione, olio, penna, monotipo — pratica tanto l’astrazione quanto la figurazione, privilegia i villaggi alle città e ricerca l’equilibrio dei colori e delle forme, con il rosso che ricorre frequentemente quale colore portatore di speranza. Definendosi «uno sportivo che passeggia nella natura», afferma che «ogni quadro è comunque un problema. Bisogna costruirlo; ma quando dipingo, dimentico tutto.
Sono felice al lavoro.»
I paesaggi del Lavaux e le rive del lago testimoniano il suo attaccamento regionale; all’inizio degli anni 1970 gli vengono proposte esposizioni permanenti in ristoranti, in particolare in quello di Frédy Girardet a Crissier. Pubblica «Le chant de la matière» (Losanna, 1985) e nel 2001 crea la Fondation «Les Enfants de Mafli» per sostenere progetti di giovani.
Tra i titoli di opere segnalati commercialmente figurano «Composition abstrait», «La Napoule, Cannes», «Le saut du Doubs Neuchâtel» e «Jura»; sono menzionate acquisizioni nella Collection d'art Nestlé (periodo 1990–2000) e la stampa riferisce che una vicenda legata alla vendita di opere non dichiarate è stata risolta con il versamento di 200'000 franchi.





