Sigismund Righini
Nato nel 1870.
Muore nel 1937.
Sigismund Righini (1870–1937) contribuì a portare il colore in primo piano nella pittura svizzera degli inizi del XX secolo. Nato a Stoccarda in una famiglia di origine ticinese, crebbe a Zurigo, quindi soggiornò per la sua formazione a Parigi, in Italia e in Inghilterra. Dopo alcuni anni trascorsi in Ticino, nel 1895 si stabilì a Zurigo.
Paesaggi, nature morte e ritratti delle persone a lui vicine divennero i campi di una ricerca nella quale il motivo conta tanto quanto il modo in cui la luce e i toni lo trasformano.
Le sue opere degli anni 1900 e 1910 parteciparono al rinnovamento della modernità svizzera. Vicino a Cuno Amiet, con il quale intrattenne una lunga amicizia artistica, Righini condivideva l’interesse dei postimpressionisti per il colore come mezzo espressivo autonomo. Nei suoi paesaggi, l’attenzione alle variazioni del cielo e dell’acqua, agli azzurri che si rispondono, va oltre la semplice trascrizione di una veduta.
Nelle nature morte, la prossimità degli oggetti consente di esplorare i rapporti tra materia, luce e superficie dipinta. Non si limitò a una formula unica: nell’ultimo decennio della sua vita abbandonò la pittura per dedicarsi al disegno.
Parallelamente, Righini svolse un ruolo determinante nelle istituzioni artistiche del suo tempo. Membro fondatore dell’Associazione degli artisti di Zurigo, presiedette per quasi vent’anni la commissione espositiva della Società zurighese di belle arti. Fece inoltre parte della Commissione federale d’arte e organizzò la sezione svizzera di diverse edizioni della Biennale di Venezia, in particolare quelle del 1926, 1932 e 1934.
Il suo impegno a favore degli artisti svizzeri testimonia una profonda convinzione: la vita dell’arte dipende tanto dalle opere create quanto dai luoghi e dalle occasioni in cui esse possono essere viste. Il suo antico atelier zurighese, oggi dedicato alla famiglia Righini-Fries, prolunga questo dialogo tra creazione e trasmissione.