Gérard de Palézieux
Nato nel 1919.
Muore nel 2012.
Una natura morta, un giardino, un paesaggio vallesano: Gérard de Palézieux (1919–2012) esplora soggetti familiari con un’attenzione costante agli effetti della luce. Pittore, disegnatore e incisore, mette in dialogo la precisione della costruzione con la mobilità dell’atmosfera. Le sue immagini invitano a un’osservazione lenta.
Formatosi all’École des beaux-arts de Lausanne, prosegue la sua formazione a Firenze tra il 1939 e il 1943. Il Rinascimento italiano e la frequentazione dell’atelier dei fratelli Trovarelli approfondiscono la sua conoscenza del mestiere. L’opera di Giorgio Morandi diventa un riferimento importante, in particolare per le sue ricerche intorno alla natura morta e all’incisione.
Al suo ritorno in Svizzera, si stabilisce nei pressi di Sierre, in mezzo ai vigneti. Il Vallese rimane il suo punto di riferimento, mentre i suoi viaggi in Italia, Marocco e Provenza ampliano il suo repertorio. A Venezia, l’acquerello gli offre un mezzo per cogliere le variazioni luminose con una libertà nuova.
L’acquaforte occupa una posizione centrale nel suo lavoro. Ne prolunga le possibilità attraverso l’acquatinta, la vernice molle e il monotipo. Nelle sue stampe, i tratteggi non servono soltanto a descrivere gli oggetti: la loro densità organizza lo spazio e fa nascere passaggi tra ombra e luce.
Anche la scelta della carta contribuisce all’espressione.
La sua vicinanza ai poeti trova un prolungamento nei libri illustrati, in particolare accanto a Philippe Jaccottet e Maurice Chappaz. Collezionista oltre che praticante, Palézieux studia le stampe antiche per comprendere le soluzioni inventate dai suoi predecessori.
Lascia in eredità le sue opere su carta e la sua collezione di stampe alla Fondation William Cuendet & Atelier de Saint-Prex. Questo insieme prosegue oggi il dialogo tra creazione e trasmissione che attraversa il suo percorso: guardare i maestri per trovare meglio il proprio modo di rendere visibile il mondo.









