Francis Bott
Nato nel 1904.
Muore nel 1998.
La sua pittura reca le tracce di un’esistenza segnata dall’esilio, dall’impegno politico e dagli spostamenti tra Parigi e il Ticino. Dopo essere fuggito dalla Germania nazista, soggiorna a Praga, dove l’incontro con Oskar Kokoschka lo incoraggia a proseguire il proprio percorso artistico. Si trasferisce quindi a Parigi, città nella quale manterrà a lungo uno studio, anche quando si stabilirà nella Svizzera italiana.
A partire dagli anni Cinquanta, Bott adotta l’astrazione. Le opere del suo periodo informale privilegiano la densità della materia e la forza dei rapporti cromatici. Una gouache intitolata «Komposition», datata 1959 e conservata al Kunsthaus Zürich, testimonia la presenza del suo lavoro nelle collezioni svizzere già a partire da quel periodo.
Intorno al 1968, la sua pittura cambia aspetto: gli impasti cedono il posto a superfici di colore più uniformi e a linee rette che organizzano lo spazio. Nelle serie «Espaces concertés» e «Cathédrales», ortogonali e diagonali aprono una profondità suggerita all’interno di una precisa costruzione geometrica.
Il legame di Bott con il Ticino si rafforza a partire dal 1970, quando sua moglie Aida Hussein vi lavora come medico. L’artista divide allora il proprio tempo tra i luoghi in cui vive in Ticino e Parigi, prima di stabilirsi a Breganzona. La donazione di circa 650 opere effettuata nel 2016 dalla vedova al Comune di Massagno ha permesso di presentare in successione le sue fasi informale e geometrica.
Questo percorso rivela una ricerca costante: dare forma, attraverso mezzi pittorici mutevoli, a un’idea aperta e costruita dello spazio.








