Albert Manser
Nato nel 1937.
Muore nel 2011.
I paesaggi di Albert Manser (1937–2011) si scoprono come racconti. La vita quotidiana, le feste e il trascorrere delle stagioni vi compongono un ritratto della regione di Appenzello, alimentato dalla memoria e dall’osservazione. In questa pittura legata ai luoghi, le attività umane conferiscono al paesaggio il suo ritmo e il suo calore.
Figlio di una famiglia contadina, Manser crebbe sull’Hirschberg, nei pressi di Appenzello. Iniziňialmente si formò come pasticciere-confettiere. La decorazione dei Chlausebickli, dolci tradizionali di panpepato, contribuì al suo percorso verso la pittura contadina appenzellese.
Nel 1967 scelse di dedicarsi interamente alla sua attività di pittore.
Il suo repertorio accoglie la campagna nella varietà delle sue condizioni. Pioggia, neve, nebbia e tempesta occupano un posto importante nei suoi dipinti. Queste condizioni atmosferiche trasformano le scene familiari, conservando al contempo una tonalità accogliente.
L’attenzione ai cambiamenti del tempo costituisce una delle peculiarità del suo universo artistico.
I suoi libri illustrati Albertli e Barbara, tradotti in diverse lingue, fecero conoscere le sue immagini a un pubblico più ampio. Il primo evoca la storia di un bambino della campagna appenzellese. La narrazione visiva vi trasmette, attraverso lo sguardo dell’infanzia, un mondo di gesti, relazioni ed esperienze quotidiane.
Il legame di Manser con la sua regione si accompagna a una sensibilità per le trasformazioni del paesaggio. Rappresentare uno stato antico dei luoghi gli permette anche di preservare il ricordo di ciò che scompare. Nel 2010 ricevette il premio culturale di Appenzello Interno, previsto per l’anno successivo e conferito anticipatamente a causa delle sue condizioni di salute.
Di fronte alle sue opere, lo sguardo può muoversi tra le piccole scene per poi tornare all’insieme. Questa alternanza tra dettaglio e paesaggio rende visibile la costruzione del racconto: ogni attività trova il proprio posto in un mondo condiviso, dove la memoria personale incontra la vita collettiva.
