Albert Gos
Nato nel 1852.
Muore nel 1942.
Albert Gos (1852–1942) si dedicò inizialmente alla musica: studiò il violino al conservatorio prima di rivolgersi alla pittura. Allievo di Barthélemy Menn all’École des beaux-arts de Genève, trovò nelle Alpi un soggetto che avrebbe esplorato per tutta la vita. I paesaggi del Vallese, e in particolare la regione di Zermatt, gli valsero il soprannome di «pittore del Cervino».
Esposte in Svizzera e all’estero fin dagli anni Settanta dell’Ottocento, le sue vedute montane contribuirono alla diffusione di un’immagine delle Alpi al tempo stesso geografica e carica di emozione.
Gos si interessava tanto ai cambiamenti della luce quanto ai profili delle cime. Le Breithorn, vue de Zermatt. Retour des colorations après le coucher de soleil, un olio su tela acquistato direttamente dall’artista dallo Stato francese nel 1909 e oggi conservato al Musée d’Orsay, annuncia già nel titolo questa attenzione agli istanti fugaci.
Il massiccio non è soltanto un punto di riferimento: l’ora e il colore trasformano la percezione del luogo. In Riffelsee, conservato dalla Banque cantonale du Valais, le pennellate cromatiche suggeriscono rocce, acqua e ghiaccio con una libertà che supera la descrizione topografica.
Pittore, disegnatore, scrittore e violinista, Gos mette in dialogo diversi modi di cogliere il paesaggio. Trasmette inoltre questa attrazione per la montagna ai figli François, Charles ed Émile, che a loro volta la esprimono attraverso le immagini e le parole. Una mostra della Médiathèque Valais-Martigny nel 2020 ha ricollocato le loro opere all’interno di questa storia familiare.
In Albert Gos il Cervino ritorna come un motivo da riprendere e da mettere alla prova: una montagna riconoscibile, ma mai ridotta a un’unica apparenza.





