Albert Chavaz
Nato nel 1907.
Muore nel 1990.
Un paesaggio vallesano, una presenza femminile o un bouquet: Albert Chavaz (1907–1990) torna a soggetti familiari per rinnovarne l’espressione. La sua opera si scopre tanto sulla tela quanto sulla carta, nella luce di una vetrata o attraverso il paziente lavoro dell’incisione. Questa varietà di tecniche illumina una ricerca che rimane legata alla figurazione, orientandosi al contempo verso una maggiore economia dei mezzi.
Nato a Ginevra, Chavaz inizia un apprendistato di panettiere nell’azienda di famiglia prima di studiare alla École des Beaux-Arts della sua città dal 1927 al 1932. Una borsa di studio federale gli permette di proseguire la formazione a Parigi nel 1933. L’anno seguente, una commissione lo conduce a Fully, dove partecipa con Paul Monnier alla decorazione murale realizzata sotto la direzione di Edmond Bille.
Il Vallese diventa progressivamente il suo luogo di vita e di lavoro; nel 1940 stabilisce il proprio atelier a Savièse.
La sua attività supera di gran lunga la pittura da cavalletto. Mosaico, affresco, ceramica e vetrata gli offrono l’occasione di pensare l’immagine in relazione all’architettura. Nelle sue opere vetrarie, la scelta delle tecniche risponde in particolare all’edificio e alle aperture disponibili.
La semplificazione delle figure consente talvolta di rendere riconoscibile il soggetto con pochi tratti.
L’incisione apre un’altra via. Dopo alcuni esperimenti solitari con la puntasecca e la linoleografia, all’inizio degli anni Settanta Chavaz trova dei partner tecnici presso l’Atelier de Saint-Prex. Acquetinte e litografie a colori prolungano allora le sue ricerche.
Le Bouquet de camélias II, del 1973, conservato al Musée Jenisch Vevey, appartiene a questo insieme.
I suoi numerosi taccuini e la sua corrispondenza testimoniano infine un’osservazione costante e scambi assidui con altri artisti. Scoprire Chavaz significa dunque osservare come uno stesso universo di soggetti si trasformi secondo il supporto, la luce e il gesto.









