Meret Oppenheim
Nata nel 1913.
Muore nel 1985.
Una tazza ricoperta di pelliccia basta a rendere estraneo il gesto più familiare. Con Object, realizzato nel 1936 e conservato al Museum of Modern Art di New York, Meret Oppenheim crea una delle immagini emblematiche del Surrealismo. La sua opera apre tuttavia un campo molto più vasto: dipinti, disegni, oggetti, poesie e creazioni destinate allo spazio pubblico testimoniano un’immaginazione che cambia liberamente linguaggio.
Nel 1932 parte per Parigi con l’artista Irène Zurkinden. L’anno seguente Alberto Giacometti e Jean Arp la invitano a esporre con i surrealisti al Salon des Surindépendants. Le sue ricerche si estendono anche alla gioielleria, all’arredamento e alla moda, ambiti in cui le associazioni inattese diventano strumenti di creazione.
Una lunga crisi personale e artistica accompagna il suo ritorno a Basilea nel 1937. Continua tuttavia a lavorare, apprende tecniche di restauro e approfondisce la sua pratica del colore. L’apertura di uno studio a Berna nel 1954 inaugura una nuova fase feconda.
La sua prima grande retrospettiva, organizzata al Moderna Museet di Stoccolma nel 1967, mette in evidenza l’ampiezza di un percorso che va ben oltre l’oggetto giovanile divenuto celebre.
In Le Secret de la végétation, dipinto a olio del 1972 conservato al Kunstmuseum Bern, un sogno antico si trasforma in una visione astratta della natura. Una forma chiara verticale e un fogliame luminoso compongono uno spazio in cui il mondo interiore e l’energia vegetale si rispondono. I sogni alimentano la sua immaginazione senza costituire una ricetta uniforme.
Per scoprire Oppenheim, si può cominciare chiedendosi che cosa sia cambiato in un oggetto, in una materia o in una silhouette. Il familiare scivola allora verso l’ignoto: questa capacità di spostamento conferisce alle sue opere la loro forza poetica.







