Maurice Barraud
Nato nel 1889.
Muore nel 1954.
Nell’opera di Maurice Barraud, una figura a riposo, un balcone o un paesaggio meridionale sono sufficienti ad aprire un mondo di luce. Nato a Ginevra nel 1889 e morto nella stessa città nel 1954, il pittore sviluppa un’opera in cui la dolcezza dei colori e la semplicità delle forme conferiscono alle scene familiari una presenza pacata. Il corpo femminile, spesso caratterizzato da un volto ovale e da volumi generosi, rimane uno dei suoi soggetti prediletti.
Formatosi nelle arti grafiche e passato attraverso corsi d’accademia, nel 1914 Barraud partecipa alla fondazione del gruppo ginevrino Le Falot, insieme, tra gli altri, a Hans Berger, Émile Bressler e Gustave Buchet. Questa esperienza lo inserisce nelle ricerche di una generazione aperta alla pittura moderna. I suoi viaggi in Italia, Spagna e Algeria, seguiti dai soggiorni sulla Côte d’Azur, ampliano il suo repertorio di paesaggi e alimentano il suo attaccamento alle luci del Sud.
Due opere della collezione della Mobilière consentono di accostarsi alla varietà dei suoi motivi: Japonaise, un olio su pannello di fibra non datato, e Ruines sur le Palatin, dipinto su tela nel 1930. Ritratto e paesaggio offrono così due punti d’accesso al suo universo.
La sua attività, tuttavia, va oltre il quadro da cavalletto. Riceve commissioni per dipinti murali, in particolare per la stazione di Lucerna a partire dal 1929, e partecipa al libro illustrato. Il Museum of Modern Art di New York conserva D’Ariane à Zoé, pubblicato nel 1930, un’opera collettiva alla quale contribuisce accanto, tra gli altri, a Raoul Dufy e Marie Laurencin.
Per scoprire Barraud, si può iniziare osservando come le curve di una figura rispondano alle forme che la circondano, per poi seguire gli accordi cromatici. Questa attenzione al ritmo permette di apprezzare la costruzione pittorica che si cela dietro l’impressione immediata di calma e disinvoltura.






