Pietro Sarto
Nata nel 1930.
Dopo l’infanzia trascorsa in Ticino e gli anni a Neuchâtel e Losanna, soggiorna a Parigi, dove scopre l’incisione grazie al contatto con Albert Flocon e Johnny Friedlaender. Al suo ritorno in Svizzera, organizza laboratori di calcografia prima di fondare, nel 1968, quello di Villette, trasferito nel 1971 a Saint-Prex. Questo luogo diventa uno spazio di creazione e di scambio, dove artisti, stampatori ed editori lavorano insieme.
Per Sarto, la stampa non è semplicemente la riproduzione di un’immagine compiuta. Una lastra può conoscere diversi stati; ogni passaggio sotto il torchio fissa un momento di una ricerca che prosegue. Acquaforte, acquatinta, eliografia, puntasecca e pittura a olio dialogano tra loro.
L’artista può riprendere sulla tela una questione nata sul rame, oppure trasferire sulla carta un’intuizione pittorica. I paesaggi, le figure e i riferimenti letterari aprono così percorsi paralleli, anziché costituire una serie di generi separati. Dante, Nietzsche, Paul Celan e Mandelstam figurano tra le presenze evocate dalle opere esposte al Musée Jenisch Vevey nel 2022.
Nel 1977 Sarto partecipa alla creazione della Fondation William Cuendet & Atelier de Saint-Prex. Le sue donazioni di stampe e gli archivi dei laboratori costituiscono una parte del nucleo della sua collezione, oggi legata al Cabinet cantonal des estampes di Vevey. La retrospettiva « Chemins détournés » ha presentato quasi sessanta incisioni e cinque dipinti, mettendo in luce questo fecondo dialogo tra gesti, materiali e letture.
La sua pratica fa del laboratorio tanto un luogo di sperimentazione quanto un luogo di trasmissione.









