Aimé Barraud
Nata nel 1902.
Muore nel 1954.
In Aimé Barraud (1902–1954), l’attenzione rivolta alle cose ordinarie diventa una forma d’intensità. Nato a La Chaux-de-Fonds e morto a Neuchâtel, il pittore appartiene a una famiglia di pittori: anche i fratelli Charles, François e Aurèle si dedicano a quest’arte. Il rigore della linea e la pazienza dello sguardo attraversano le loro opere, associate alla Nuova Oggettività così come si è sviluppata nella regione neocastellana.
Questa vicinanza familiare non cancella la voce propria di Aimé: la precisione delle sue immagini non preclude mai la via a un’emozione discreta.
Ritratti, autoritratti e nature morte gli offrono soggetti a sua misura. Compone spazi misurati, nei quali la disposizione dei corpi e degli oggetti conta quanto la loro somiglianza. L’Estampe japonaise, dipinta intorno al 1930 e conservata presso il Musée des beaux-arts de La Chaux-de-Fonds, offre una chiave di lettura particolarmente ricca.
Pennelli, mine, calamaio e colori occupano il primo piano dello studio; l’immagine giapponese che dà il titolo al dipinto appare dietro questi strumenti di lavoro. La scena di combattimento che essa rappresenta contrasta con la calma della stanza. La pittura mostra così i propri mezzi tanto quanto il proprio risultato e fa della natura morta una riflessione sul mestiere dell’artista.
Nell’Autoportrait au grand col del 1927, acquisito nel 1951 dal Musée d’art du Valais, Barraud pone se stesso al centro di questa indagine sulla presenza. I suoi dipinti non ricercano l’effetto spettacolare. La loro nitidezza, i loro silenzi e l’esatta ponderazione degli elementi invitano piuttosto a guardare di nuovo ciò che l’abitudine rende invisibile.
Attraverso la sua pittura, Aimé Barraud partecipa a un realismo svizzero capace di tenere insieme osservazione minuziosa e risonanza interiore.
Le opere di Aimé Barraud presentate da Swiss Art Gallery prolungano questo percorso artistico e si inseriscono pienamente in questo corpus.






