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Sophie Taeuber-Arp · 3 min di lettura

Sophie Taeuber-Arp: tre rappresentazioni per entrare nella storia

A Zurigo, nel 1918, Sophie Taeuber-Arp trasforma una fiaba teatrale italiana in teatro geometrico. L’influenza spagnola e lo scetticismo della direzione limitano lo spettacolo a tre rappresentazioni, ma teste e marionette vengono presto presentate in una mostra e riprese in una pubblicazione dadaista.

Pubblicato il 17 settembre 2026

Zurigo, 1918. In piazza Bellevue viene costruito un teatro di marionette in occasione dell’esposizione del Werkbund. Alfred Altherr, direttore del museo e della Scuola di arti applicate, incarica Sophie Taeuber di progettare le marionette e la scenografia per un’opera di Carlo Gozzi, Il re cervo. L’artista si allontana dalla tradizione realista: compone corpi di legno a partire da cubi, sfere e altri volumi geometrici. Vengono così create diciassette marionette per lo spettacolo.

Anche il testo cambia epoca. René Morax e Werner Wolff attualizzano la fiaba teatrale italiana del XVIII secolo e ne fanno una parodia della psicoanalisi. Il mago diventa Freudanalytikus, accompagnato da un piccolo pappagallo, mentre Dr. Komplex rimanda a Carl Gustav Jung. La satira moderna assume così la forma di creature sospese a fili.

I punti di fissaggio non seguono la costruzione tradizionale. Fissati verso le estremità degli arti anziché alle articolazioni, i fili conferiscono alle figure movimenti a scatti. I corpi geometrici non cercano di nascondere la propria costruzione. Sulla maggior parte dei volti, i tratti preparatori a matita restano visibili sotto la pittura. Tessuti, perle, fiori artificiali e piume completano alcune figure. Il re Deramo, Angela e il cervo condividono occhi dorati, una corrispondenza che sottolinea il loro legame attraverso il colore e la forma.

L’opera debutta a Zurigo nel settembre 1918. Gli organizzatori, tuttavia, giudicano le marionette troppo moderne. Lo scetticismo della direzione e il diffondersi dell’influenza spagnola portano alla chiusura del teatro: Il re cervo viene rappresentato soltanto tre volte. L’esperienza sembra destinata a rimanere effimera, ma gli artisti e gli scrittori legati al movimento dada accolgono presto con favore le marionette.

Nel 1919 Taeuber presenta teste e marionette al Kunsthaus Zürich in occasione della mostra Das Neue Leben. Opere di questo tipo vengono poi riprese in Der Zeltweg, l’ultima rivista dada pubblicata a Zurigo. Le fonti non permettono di affermare che tutte le diciassette marionette siano state esposte o riprodotte. Una fotografia di Ernst Linck mostra tuttavia Sophie Taeuber e Jean Arp fra diverse figure del Re cervo. Dopo la rapida scomparsa dello spettacolo, queste tracce contribuiscono a inscrivere il progetto nella storia dell’avanguardia.

Commento d’osservazione — Questo episodio rivela una continuità essenziale nel lavoro di Taeuber-Arp. Tessuti, scenografia, danza e scultura non vi sono disposti secondo una gerarchia: cooperano. L’astrazione non è più soltanto una composizione da guardare; possiede articolazioni, indossa tessuti e si muove davanti a un pubblico. L’interruzione delle rappresentazioni produce così un rovesciamento inatteso: uno spettacolo scomparso quasi subito lascia dietro di sé figure, fotografie e pubblicazioni che ne prolungano la memoria.

Fonti e approfondimenti

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Sophie Taeuber-Arp — Le roi Deramo, marionnette du Roi Cerf
Crediti dell’immagineSophie Taeuber-Arp ; photo : Danielle Jansen — CC BY-SA 4.0 (redimensionnement et conversion WebP).

Sophie Taeuber-Arp — « Le roi Deramo, marionnette du Roi Cerf ».

Sophie Taeuber-Arp ; photo : Danielle Jansen — CC BY-SA 4.0 (redimensionnement et conversion WebP).

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