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Alexandre Calame · 5 min di lettura

Una luce olandese sul lago di Brienz

Il lago di Brienz di Calame deve qualcosa a un viaggio lontano dalle Alpi. Dopo aver studiato i maestri olandesi, il pittore torna al paesaggio svizzero con altri strumenti per condurre la luce fra alberi e acqua.

Pubblicato il 3 ottobre 2026

Per dipingere un lago svizzero, Alexandre Calame guarda anche verso l'Olanda. Questa deviazione è uno dei percorsi che conducono al Lago di Brienz del 1843, conservato al MCBA. Davanti alla tela si incontra prima una luce dolce e un gruppo di alberi, poi un'apertura fra le montagne. Il viaggio del 1838 verso i maestri del Seicento non ha cambiato il luogo rappresentato. Ha alimentato un modo di comporlo: l'acqua può diventare profondità, il fogliame un passaggio e la montagna un orizzonte anziché un ostacolo.

Il museo ricorda che Calame studia allora le opere di Meindert Hobbema e Jacob van Ruisdael. Aveva già incontrato la pittura olandese presso collezionisti ginevrini. I quadri provenienti dal Nord lo interessavano soprattutto per la precisione e l'attenzione ai paesaggi locali. La deviazione non comincia dunque soltanto con una partenza all'estero; prende avvio anche in collezioni vicine. Un dipinto viaggia prima ancora che chi lo guarda si metta in cammino, e può fargli scoprire un modo diverso di interrogare il proprio territorio.

Osservazione dell'opera — Nella riproduzione del MCBA, un gruppo di alberi scuri occupa la sinistra e prosegue fino al bordo del lago. A destra la luce si posa sulla riva e sull'acqua. Le montagne si aprono in profondità verso una zona chiara, vicino al centro. Le nuvole trattengono parte dello splendore senza chiudere completamente il cielo. Lo sguardo passa così da un primo piano denso a un'apertura luminosa. Gli alberi appaiono vicini, l'acqua più lontana e i rilievi diventano progressivamente meno distinti.

Il soggetto fa parte dei numerosi laghi che Calame dipinge dopo le esplorazioni dell'Oberland bernese e della Svizzera centrale. Questa tela di novantasei centimetri per centoquarantasei non è affatto una piccola nota di viaggio. Il formato consente di dispiegare un paesaggio conservando un punto di partenza preciso sulla riva. Le cime non dominano da sole l'insieme. Accompagnano lo spazio aperto dall'acqua davanti a loro e la presenza si misura nella distanza che permette di raggiungerle con lo sguardo.

Si comprende allora cosa potesse offrire lo studio dei maestri senza cercare nell'immagine un'imitazione letterale. Il museo segnala in particolare il lavoro sulla trasparenza dell'acqua e del fogliame. Sono problemi concreti di pittura. Come mostrare una massa di alberi senza farne un muro? Come dare all'acqua una superficie e una profondità? Nella tela la luce attraversa o costeggia le forme invece di isolarle tutte allo stesso modo. I diversi elementi si rispondono e il chiarore diventa il legame fra le loro distanze.

La Fondation Custodia, nel catalogo dedicato alla pittura dal vero, sottolinea il ruolo degli studi naturali in Calame. Questo riferimento illumina il lavoro necessario dietro una veduta così unitaria. Osservare un fogliame o una roccia offre una conoscenza delle forme; comporre il quadro decide dove tale conoscenza sarà visibile. Il paesaggio può così apparire calmo senza essere semplice. La riva vicina trattiene i dettagli, mentre la lontananza richiede meno precisione. Il pittore regola l'intensità di ogni zona perché lo sguardo possa avanzare senza incontrare ovunque la stessa resistenza.

Nel 1843 Calame gode già di una reputazione consolidata. Il lago tranquillo non è quindi la soluzione di un artista che avrebbe rinunciato all'ambizione. È un altro modo di esercitarla. Una pittura può impressionare lasciando respirare le forme e dando all'apertura abbastanza peso da equilibrare la riva scura. Questa lettura non presuppone la conoscenza di tutti i paesaggi dell'artista. Si verifica davanti a questo: dopo aver seguito il fogliame, si avverte quasi fisicamente il sollievo dello spazio chiaro verso cui conduce l'acqua.

La deviazione olandese termina così in un luogo svizzero, ma non scompare del tutto. Rimane in un modo di organizzare l'incontro fra vicinanza e lontananza. Il quadro invita a riconoscere Brienz guardando al contempo come tale riconoscimento venga preparato. Uscendo, si possono conservare nella memoria un lago, degli alberi e una luce che avanza fra loro. Il viaggio di Calame ha prodotto più di un ricordo straniero: gli ha dato nuovi modi di rendere familiare un paesaggio ritrovato a casa.

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